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Manuele Paleologo: la “Lectio Magistralis” del Papa

[STORIUSANDO] Tutti abbiamo letto sul giornale, o ascoltato alla TV, le affermazioni fatte da papa Benedetto XVI all’università di Ratisbona, durante una lectio magistralis, in cui il pontefice ha citato una frase di un dialogo scritto nel 1391 dall’imperatore bizantino Manuele II Paleologo. Affermazioni che hanno scatenato una ondata di risentimento in gran parte del mondo islamico.
Nel dialogo, il settimo dei ventisei scritti, Manuele Paleologo, discutendo con un saggio persiano sull’essenza della fede, a un certo punto parla della Guerra Santa: «mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che predicava». Non sapremo mai i motivi reali che hanno spinto papa Ratzinger a scegliere, tra tanti trattati di teologia dedicati alla Guerra Santa, proprio uno dei dialoghi di Manuele II.
Una cosa, però, dobbiamo notarla di questo ripescaggio nel passato medievale. Questo imperatore, attivo tra 1391 e 1425, si distinse sostanzialmente per due aspetti. Il primo, la salvaguardia a oltranza di un impero ormai allo stremo di fronte all’innarrestabile avanzata dei turchi. Il secondo, per i suoi trattati religiosi, tra cui appunto i ventisei dialoghi con un persiano che sono, di fatto, un’apologia del cristianesimo in chiave antislamica.
Al di là del significato che la citazione voleva avere all’interno di un discorso più articolato, la scelta di Benedetto XVI – per altro esperto teologo e uomo di cultura – non può essere stata casuale. Evidentemente il pontefice avverte un qualche legame, una similitudine tra la condizione attuale della cristianità e quella dell’impero bizantino del XV secolo.
Assediata dal nemico e praticamente a un passo dal baratro.

[dal minuto 23′ 40” del podcast 08 – dalla Terra alla Luna: USA e URSS alla conquista dello spazio]