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l’oggettività nella storia: un esercizio troppo difficile

[STORIUSANDO] Qualche puntata fa è nata una simpaticissima polemica in Rete innescata da un ascoltatore dell’Aquila, Pasquale, di professione fisico. Oggetto è il carattere troppo soggettivo della Storia che, secondo Pasquale, può invece presentare aspetti più che oggettivi, ossia numerici, come a esempio – e cito – i morti ammazzati in una epurazione, le date di alcuni eventi, o la quantità di cibo a disposizione. Alla mia obiezione che molto spesso, anzi quasi sempre, gli storici non hanno la possibilità di avere cifre esatte su un determinato fenomeno, come ad esempio il numero di morti di un attentato, l’animo matematico di Pasquale ha positivamente ribattuto che se i numeri delle vittime appaiono diversi a seconda della fonte, significa che qualcuna delle fonti consultate è scorretta o falsa.
Siccome la discussione mi pare molto interessante, ho pensato di proseguirne un pezzo pubblicamente. Dividerei la questione in due, anche se poi sostanzialmente il problema è sempre lo stesso che è quello della soggettività del punto di vista. Rimanendo sul tema, un po’ macabro ma efficace, del numero dei morti di un eccidio, concordo sul fatto che i morti sono una cosa oggettiva. Su questo non ci piove. Inoltre un cadavere è un cadavere e non due o tre. E in alcuni casi, rari, spesso abbastanza ininfluenti per chi racconta la Storia, il numero è esatto. A esempio, quando cade un aereo di linea per un incidente casuale. Ma ovviamente non è di questo che stiamo parlando. L’aereo potrebbe invece essere quello che porta un gruppo di politici importanti, l’attentato quello del Word Trade Center, l’eccidio quello dei musulmani bosniaci a Srebrenica o degli gli italiani nelle foibe. Ecco che allora le cose si complicano enormemente.
Io sono una storica e non un medico patologo a cui si chiede di rimettere insieme i resti di una fossa comune. Io sono la persona che interroga il medico patologo e che poi deve mettere insieme i dati raccolti per dire quanti sono stati gli uccisi non in quella fossa, ma in quel frangente storico. Allora, pur rimanendo all’interno di una metodologia onesta intellettualmente, dovrò fissare dei criteri. Quando faccio iniziare l’evento? Qual’è il primo morto di Srebrenica? Qual’è il primo infoibato? Se gli archivi dell’anagrafe sono stati bruciati, come faccio a calcolare il numero dei morti?
Rimanendo in Bosnia e alla tragedia di Srebrenica, fino a oggi circa 6.000 vittime sono state ritrovate fra i boschi e in fosse comuni; dalle denunce dei familiari degli scomparsi si stima che le vittime siano però più di 7.000, ma altri – contando sul fatto che le famiglie sterminate totalmente non hanno parenti in vita che possano denunciarne la scomparsa – pensano che la cifra possa salire a oltre 10.000. Nel Cimitero Memoriale di Potočari ne sono sepolte oggi poco meno di 3.000, mentre oltre 4.000 corpi aspettano ancora l’identificazione del DNA per la sepoltura. Ma come li contiamo i frammenti d’osso, i denti e i brandelli di vestiti che ancora si incontrano se attraversiamo i sentieri intorno a Srebrenica?
Ma ammettiamo pure di arrivare a una cifra per noi – storici – certa, quanto meno più che plausibile: nelle condizioni attuali sarà accettata dal governo serbo-bosniaco? E dal Tribunale Internazionale dell’Aja? E dal governo serbo-croato-musulmano della Bosnia? C’è da scommettere (e infatti va proprio così) che ognuno punterà al ribasso o al rialzo di quei numeri secondo l’interpretazione della Storia che gli farà più comodo adottare, utilizzando a questo proposito altri storici che prendono in considerazione – legittimamente – altri criteri e sempre rimanendo entro i confini di una metodologia abbastanza rigorosa.
Alla faccia dell’oggettività. Diverso invece è il discorso quando il rigore viene meno e la disonestà intellettuale impera. Allora sì che non tanto i numeri esatti, ma i grandi numeri o le evidenze chiare possono avere oggettivamente un peso. A chi, a esempio, sostiene l’inesistenza dell’Olocausto i mezzi e i modi per elencare uno per uno i milioni di nomi di ebrei sterminati esistono.
E in questi casi è sempre bene tirarli fuori.

[dal minuto 24′ 00” del podcast 14 – Walt Disney: re dei bambini o principe nero di Hollywood?]