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l’agonia di Pinochet: se il dittatore muore nel proprio letto

[STORIUSANDO] Nelle pagine dei giornali di questi giorni si moltiplicano gli articoli sull’ex dittatore cileno Augusto Pinochet, ricoverato all’inizio di questo mese di dicembre 2006 in ospedale in condizioni gravi ma stabili in seguito ad un infarto.
La permanenza in ospedale di questo novantunenne tristemente celebre, che ha raggiunto la vecchiaia dopo quattordici anni di dittatura feroce, seguiti da dieci anni di comando nell’esercito cileno e da altri otto anni di tranquillo soggiorno in una lussuosa villa di Santiago, è stata caratterizzata da numerose manifestazioni di piazza e da altrettanti interventi pubblici sui media. Sia i cortei che gli articoli hanno riguardato le opposte sponde. C’è stato chi ha stazionato sotto le finestre dell’ospedale per sostenere e favorire la guarigione del gerarca, chi invece ha salutato con gioia l’aggravarsi della malattia e auspicato pubblicamente una rapida morte.
Luis Sepúlveda, il celebre scrittore e regista cileno che subì personalmente un imprigionamento e le torture da parte del regime di Pinochet e che venne esiliato nel 1977, ha scritto un breve ma intenso articolo sulla bottiglia di Dom Perignon riserva speciale che aspetta da anni nel suo frigorifero di essere stappata per brindare alla fine, ossia alla morte, del grande persecutore.
Devo dire che c’è qualcosa di molto amaro in questo brindisi, così come nelle manifestazioni di piazza, pro o contro il dittatore. L’amaro è dato non dalla espressione di un’opinione politica in sé o nel desiderio più che comprensibile di veder morire, magari tra le più atroci sofferenze, una persona che ha causato tanto dolore a sé stessi, alla propria famiglia, agli amici e a tutto un popolo. No, l’amaro è dato dalla mano che provoca la morte o le sofferenze del colpevole, che è altra rispetto all’uomo stesso.
Per i credenti sarà Dio, per gli atei il caso, la fatalità. Comunque sia non è l’uomo a promuovere il giudizio finale. Nel caso di Pinochet, come in altri casi di grandi dittatori o criminali di guerra della nostra Storia più o meno recente, la giustizia umana ha fallito. La società civile non è riuscita a metter su un vero processo e a emettere sentenza. Questo passaggio invece è essenziale, non tanto per comminare al presunto colpevole una pena (più o meno grave), ma per avviare all’interno di una comunità (che sia una nazione, un popolo, o un organismo sovranazionale rappresentativo) un processo di comprensione delle dinamiche storiche appena passate e di individuazione precisa delle colpe e delle responsabilità personali. Quando questo avviene la società fa un passo avanti, perché rielabora quanto è successo e lo fa proprio. Non importa se poi il giudizio o la pena si rivelano, in un secondo momento, sbagliati, o solo sproporzionati.
Chissà se oggi metteremmo a morte i gerarchi nazisti di Norimberga. Probabilmente no, dato che la pena di morte è bandita in tutte le nazioni europee. Ma questo nulla toglie alla grande importanza che ha avuto il processo di Norimberga per la comunità europea nel suo insieme come elaborazione di un giudizio complessivo e individuale sugli orrori del Terzo Reich. La mancanza di una Norimberga italiana all’indomani della caduta del Fascismo è stata, ed è ancora oggi, secondo molti studiosi, all’origine di molti problemi politici e istituzionali della Repubblica italiana.
Pinochet è molto probabilmente sul punto di morte, ma il fatto che questa morte sia determinata dalla malattia e non dalla giustizia, o che avvenga in un tranquillo ospedale e non in un reparto carcerario, e che capiti quando non c’è ancora una sentenza chiara a suo carico, soprattutto una sentenza emessa dalla giustizia cilena… tutto questo rende la sua fine molto amara.
Quando le malattie cambiano la Storia, parafrasando il titolo di un libro scritto da Luciano Sterpellone, ci sembra che in qualche modo la Storia, che è fatta dall’uomo, sia stata sottratta dalle mani dell’uomo per cadere in altre. Il che lascia i conti in sopeso.
Conti che non avranno mai più la possibilità di essere saldati.

[dal minuto 21′ 37” del podcast 10 – la peste nera: uno spettro di aggira per l’Europa]