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l’aeroporto di Comiso – l’uso pubblico della storia

[STORIUSANDO] Si sono svolte, alla fine dell’estate 2008 a Comiso, in Sicilia, delle manifestazioni di protesta per la decisione della giunta comunale di Ragusa di togliere l’attuale intitolazione dell’aeroporto a Pio La Torre, il parlamentare del PCI ucciso dalla mafia nell’82, per restituirla al primo dedicatario, tale Vincenzo Magliocco, medaglia d’oro al valor militare nel 1936.
Prima di andare a commentare l’accaduto, andiamo a vedere la Storia di questo aeroporto e dei nomi ad esso associati. L’aeroporto nasce nel periodo fascista come base militare. La scelta dell’intitolazione è perfettamente congruente con la struttura, la Storia e la linea politica del regime, dato che Vincenzo Magliocco era un generale di brigata aerea, palermitano, morto durante la guerra d’Etiopia nel 1936. Per essere chiari, Magliocco non era assolutamente una personalità politica. Si impegnò duramente e, a quanto pare, con ottimi risultati solo nel campo bellico. Distintosi già in numerose azioni nel corso della Grande Guerra, entrò a far parte dell’Aeronautica nel 1923, ottenendo il comando di uno stormo da ricognizione. Laureato in giurisprudenza, nel 1929 ebbe la promozione a colonnello e il comando del 14° Stormo da bombardamento con il quale partiva per l’Eritrea. In seguito viene promosso Generale di Brigata avendo collezionato, nel frattempo, diverse onorificenze: due medaglie d’argento, una di bronzo e il titolo di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. L’ultima medaglia, quella aurea, la ottiene da morto, per un’azione definita eroica dalla motivazione all’onorificenza.
In sostanza se – e solo se – si sospende il giudizio sul fatto che, in quanto militare, Magliocco partecipò in prima linea a una guerra imperialista di annessione di un paese straniero portata avanti da un regime dittatoriale, possiamo dire che Vincenzo Magliocco è stato un eroe di guerra, perfettamente idoneo, quindi, a dare il nome al nascente aeroporto di Comiso: militare, siciliano e costruito nel Ventennio.
Ma la linea del tempo procede e Comiso non resta sempre uguale a sé stessa. Distrutta dagli alleati nel 1943 – poco prima dello sbarco in Sicilia -, l’aeroporto è ricostruito nel dopoguerra. Nel 1981 il Governo Spadolini la concede alla NATO per impiantarvi una base missilistica. Nel 1983, con i 112 missili Cruise, diventa una delle principali basi nel sud Europa e anche meta ripetuta di accalorate manifestazioni pacifiste, spesso capitanate da Pio La Torre. La caduta del muro di Berlino porta però alla decadenza del suo valore strategico, alla perdita dei missili – l’ultimo è stato rimosso nel 1991 – e, infine, alla chiusura definitiva.
La svolta si ha nel nuovo millennio e, per lo scalo di Comiso, è una vera e propria rinascita perché apre al settore civile. Il 30 aprile 2007, in occasione del primo volo, l’aeroporto viene così intitolato a Pio La Torre, a seguito di un appello firmato da migliaia di cittadini siciliani. L’intitolazione è chiaramente una scelta politica, fatta dall’allora sindaco di centrosinistra, Pippo Digiacomo, per celebrare i 25 anni del’assassinio di La Torre.
Un eroe anche lui. Un eroe diverso da Magliocco, perché spese tempo, forze e ingegno nell’ambito civile, nella politica attiva, contro la militarizzazione dell’aeroporto di Comiso e contro lo strapotere della mafia. Pio La Torre è rimasto famoso perché propose una legge che introduceva il reato di associazione mafiosa (la legge Rognoni-La Torre) e una norma che prevedeva la confisca dei beni ai mafiosi (scopo poi ottenuto solo con la legge 109 del 1996). Cosa Nostra lo ritenne talmente pericoloso da ucciderlo il 30 aprile del 1982, massacrandolo insieme a Rosario Di Salvo, a colpi di pistola e di mitraglietta.
Anche in questo caso – ci permettiamo di dirlo – l’intitolazione del nuovo aeroporto di Comiso appare più che idonea: con uno scalo con quella Storia alle spalle, nato militare, divenuto però oggetto di lotte aspre nel periodo della Guerra Fredda e poi rinato come scalo civile, pacifico e denuclearizzato, a chi meglio poteva essere intitolato se non a un modello di impegno civile?
Nell’agosto 2008, la nuova giunta comunale di centrodestra decide di togliere l’intestazione a La Torre e di ritornare al precedente nome: l’Aeroporto di Comiso si richiamerà Vincenzo Magliocco. Il neosindaco, Giuseppe Alfano, motiva la decisione dicendo che è «più giusto conservare una denominazione che fa parte da più di mezzo secolo della memoria collettiva della città». Insomma – dice – il nome di Magliocco è parte integrante della Storia siciliana da più tempo e si è radicato nella memoria della comunità. Dunque, è ingiusto cancellarlo.
Ma intitolare a Tizio o a Sempronio un luogo pubblico non significa solo conservare una memoria che ha al suo attivo un certo numero di anni. Si tratta invece, come le vicende che vi ho narrato dimostrano, di una classica azione di uso pubblico della Storia, di una mossa cioè che più che rispecchiare la memoria collettiva di una comunità, intende indirizzarla, portarla in avanti.
Perché scoprire una lapide, dare il nome a una scuola, a un ospedale, a un aeroporto significa indicare alla com unità che usa quella scuola, quell’ospedale e quell’aeroporto un modello, preso dal passato – certo – ma che costituisce un esempio di vita da seguire, da ammirare, da emulare. Scegliere tra Magliocco e La Torre non significa quindi scegliere tra essere di destra o di sinistra, tra ricordare di più il fascismo o gli anni Ottanta. Non significa nemmeno dare un giudizio negativo o positivo di una congiuntura o su una persona.
Niente affatto. Significa invece scegliere se avere come modello collettivo un pezzo della propria Storia che ha avuto un ruolo particolare in un determinato momento. Nel nostro caso tra un militare di valore, che fece con impegno il suo lavoro al servizio di un disegno di dominio, e un civile, che lottò per la pace e contro la criminalità organizzata. Ai Siciliani – e alla loro memoria collettiva – la scelta.

[dal minuto 19′ 52” del podcast 20 – cittadino e romano: leggi, calunnie e potere al tempo di Caracalla]