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la “Grande Crociata” – la guerra santa infinita

[STORIUSANDO] Nel marzo scorso Osama Bin Laden, leader di Al Qaeda, ha accusato l’attuale pontefice cattolico Benedetto XVI di avere un ruolo importante nella Grande Crociata che sta minacciando il mondo islamico.
Si tratta di un messaggio non nuovo. La condanna agli occidentali, in quanto eredi consapevoli dei crociati medievali, è ben espressa nello statuto di Hamas del 1988. Nello statuto il movimento di resistenza palestinese, sostiene – ad esempio – che l’invasione dell’Occidente ha cominciato a sommergere il mondo arabo dopo la sconfitta delle armate crociate da parte del Saladino. Secondo Hamas, i crociati compresero allora che era impossibile sconfiggere i musulmani senza prepararsi prima attraverso un’invasione ideologica che confondesse il pensiero dei musulmani. Questa invasione ideologica ha preparato poi la strada all’invasione imperialista. Di conseguenza Hamas dichiara di sostenere i movimenti nazionalisti nella misura in cui essi non si alleano con l’Est comunista o con l’Ovest crociato.
In sostanza, pur nella consapevolezza che non si può mettere insieme in un unico calderone tutte le correnti di pensiero estremiste del ricchissimo universo islamico, pare abbastanza evidente che in genere, per quelle correnti, l’Occidente è ancora oggi abitato da crociati. Ossia, il modo di pensare degli occidentali non si è mai allontanato in maniera sensibile dall’idea espressa da Bernardo di Chiaravalle nel XII secolo, secondo cui uccidere un nemico della fede non era da considerarsi omicidio ma caso mai malicidio, ossia distruzione del Male, cosa gradita a Dio.
Come tutte le strumentalizzazioni della Storia, anche l’accusa di essere crociati, operata dal mondo dell’integralismo islamico, è a un tempo banale ed efficace. Lo è perché consente a tutti, anche e, soprattutto, ai meno colti, di leggere tutta la Storia europea e americana nell’ottica dell’assalto imperialista e anti-islamico, tralasciando volutamente le differenze, le complessità e l’evoluzione delle culture e delle società occidentali. Dall’altro agisce in forza di una visione acritica del passato che appiattisce una realtà complessa in uno o pochi eventi, o personaggi, che considera simbolici e significativi.
È un operazione che facciamo sovente anche noi nei confronti degli altri, ad esempio attribuiamo al mondo dell’Islam idee e intenzioni che solo una parte di quel mondo esprime davvero. Ma ci sono due considerazioni meno banali da fare rispetto a quest’accusa di crociati che ci rimbalza addosso da Est. La prima è che, per quanto razionalmente assurda – dato che chi ci accusa di essere fautori di una guerra santa è, a sua volta, un sostenitore accanito della sua guerra santa – ebbene, nonostante questo, noi ci sentiamo effettivamente toccati da quell’accusa. Non siamo più crociati, è ovvio, ma la nostra Storia dall’Illuminismo in poi ci ha fatto effettivamente sentire in colpa per il nostro passato di crociati.
Gli storici oggi continuano a studiare le Crociate, ma nessuno più ne decanta le lodi e ne nasconde gli aspetti più truci. Le Crociate sono studiate a scuola dai nostri figli, ma non certo come vicende gloriose o banalmente positive. Nessun letterato, come è stato Torquato Tasso, oggi scriverebbe più la Gerusalemme liberata. Questo avviene perché la nostra Storia ci ha portato a considerare negativa ogni Guerra Santa, che però abbiamo combattuto in passato.
Non siamo crociati ma siamo eredi di crociati, e questo ci infastidisce. Per questo motivo non ci viene nemmeno in mente di dare una connotazione religiosa alla nostra presenza militare in Afghanistan. Diverso invece è l’atteggiamento di una parte degli Americani che, dall’indipendenza in poi, non si sentono più autentici eredi della vecchia Europa e, quindi, hanno meno scrupoli nel dire che Dio è con l’America o che Dio vuole la reazione americana contro il terrorismo islamico.
Tuttavia va da sé che più si accentuano i toni da crociata più si dà ragione alle folli accuse dell’estremismo islamico; più si cerca di spiegare, criticare, contestualizzare la propria e l’altrui Storia e maggiormente si spuntano le armi ideologiche dell’estremismo.

[dal minuto 23′ 08” del podcast 17 – Dracula: la dubbia storia di Vlad l’impalatore]