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la decorazione del Dutchbat: una medaglia inopportuna

[STORIUSANDO] Il 4 dicembre 2006 il governo olandese ha premiato con una onorificenza militare i soldati del battaglione Dutchbat III.
L’evento, passato in maniera soft tra i media olandesi e praticamente non registrato da quelli italiani, è rimbalzato in Rete solo nelle pagine delle associazioni pacifiste, e per un motivo ben preciso: il battaglione Dutchbat III, infatti, è stato quello che ha avuto la tutela di Srebrenica, una piccola enclave musulmana in Bosnia dietro mandato dall’ONU dal gennaio al luglio 1995, quando ha lasciato la città in mano ai Serbi, consentendo così l’avverarsi il massacro più efferato avvenuto in Europa dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.
I soldati olandesi non hanno semplicemente lasciato campo libero alle truppe serbe in arrivo, ma nei giorni precedenti avevano disarmato tutti coloro che si erano posti a difesa della città, senza fare altrettanto con le famigerate formazioni assassine delle Tigri di Arkan, delle Aquile di Mladić e delle unità dell’esercito federale jugoslavo. C’è inoltre il forte sospetto, non provato con certezza, che siano stati loro a dare alle truppe di Mladić gli automezzi targati ONU con cui i soldati serbi sono entrati l’11 luglio a Srebrenica, mascherandosi così da agnelli prima di aprire le fauci.
Srebrenica (e la sua tragedia) merita ben più che poche parole nella nostra rubrica, tuttavia ci sembrava giusto segnalare, questa volta, non un uso strumentale della Storia, ma una altrettanto strumentale operazione di rimozione del passato, di un passato evidentemente assai scomodo.
Quello che è successo undici anni fa a Srebrenica è ormai noto a tutti, il Tribunale Internazionale dell’Aja per la ex Jugoslavia lo ha definito infatti un genocidio. Allora perchè decorare soldati che avrebbero dovuto difendere la popolazione inerme e che invece non hanno fatto nulla perchè il peggio accadesse? Le risposte del governo olandese, vaghe e pacate, hanno riguardato la necessità di riabilitare i soldati del Dutchbat III, sottoposti per troppo tempo alla gogna mediatica. I giornali e le televisioni hanno fatto buona eco a questa posizione: spingendo con brevi editoriali e veloci dibattiti a considerare la scarsa responsabilità dei singoli soldati e a valutare come opportuna una generale riconciliazione. La medaglia è stata quindi, in questo caso, funzionale non all’esaltazione di un atto passato, ma alla sua assoluzione collettiva.
Un modo per dire sì, siamo colpevoli, ma in fondo non possiamo rimanerlo per sempre. Meglio rimuovere il senso di colpa e andare avanti. La medaglia appuntata dal ministro olandese della Difesa Henk Kamp sul petto del colonnello del battaglione Dutchbat III, Thom Karremans – lo stesso che consegnò a Mladić un regalo per lui e per sua moglie il giorno della caduta di Srebrenica – non sposta di una virgola quello che il mondo sa della strage di Srebrenica, né impedirà agli storici contemporanei, olandesi o meno, di investigare su quel terribile episodio.
È un buon esempio, tuttavia, di quanto un governo riesca ad annusare l’aria che tira, a registrare i bisogni della gente. E il bisogno della maggior parte degli olandesi oggi è quello di dimenticare.

[dal minuto 22′ 42” del podcast 11 – Charles Darwin: la rivoluzione di un borghese]