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il genocidio degli armeni: legiferare sulla storia

[STORIUSANDO] In questi giorni abbiamo assistito a uno scontro diplomatico acceso tra Francia e Turchia, che possiamo definire storico non perché particolarmente rilevante ma proprio perché è incentrato sulla Storia. L’Assemblea francese ha infatti approvato in prima lettura una legge che punisce chi nega la strage del popolo armeno. Chiunque in Francia neghi l’esistenza dei massacri di armeni avvenuti nella fase del passaggio dall’Impero Ottomano al moderno stato laico turco turcosarà passibile di un anno di carcere e di 45.000 euro di multa.
Il fatto è veramente un esempio molto interessante di uso della Storia. Dico subito, per evitare qualsiasi fraintendimento, che il Metz Yeghérn (letteralmente il Grande Male) è una realtà storica che non si può negare e che molto probabilmente occuperà una delle prossime puntate di Historycast. In estrema sintesi, nella Turchia del primissimo Novecento, l’ala più intransigente del Comitato Centrale del Partito dei Giovani Turchi pianifica l’eliminazione dell’etnia armena, presente nell’area anatolica fin dal VII secolo a.C., e la realizza attraverso una struttura paramilitare e con l’appoggio del governo. Risultato: un milione e mezzo di morti, almeno. Tutti i governi turchi che si sono succeduti dal genocidio a ora hanno sempre negato l’accaduto.
Il genocidio c’è stato e il problema armeno è effettivamente una ferita ancora sanguinante, che non può non riguardare l’Europa, nel momento stesso in cui la Turchia chiede insistentemente di farne parte. Assodato questo, che interpretazione dare alla legge francese? Il suo messaggio appare abbastanza chiaro e non è diretto né ai Francesi né ai Turchi, ma al Parlamento Europeo, dove la Francia (insieme a Germania, Austria, Paesi Bassi e Belgio) vede con forte scetticismo l’inserimento della Turchia in Europa.
Alcuni pensano che questo sia dovuto all’esperienza che questi paesi fanno giornalmente con i loro numerosi immigrati turchi. Altri, più prosaicamente, notano che non vogliono semplicemente accettare gli oneri finanziari aggiuntivi che richiederebbe l’elevazione dell’economia turca agli standard europei. Quale che sia il motivo, la legge mira a impedire l’entrata della Turchia in Europa, entrata che si sta faticosamente realizzando sul piano diplomatico e che ha come condizione il difficile processo di riconciliazione tra turchi e armeni.
A parte il paradosso che è maturato, ossia che nella patria dell’Illuminismo e della Rivoluzione sia stata varata una norma che vieta la libertà di espressione – del tutto analoga a quella vigente in Turchia dove si punisce chi, al contrario, parla del genocidio degli armeni – a parte questo, dicevo, la cosa interessante è che il parlamento di una nazione ha legiferato sulla Storia. Ha cioè scientemente e ufficialmente recuperato un fatto storico, stabilendone per legge la realtà, al solo fine di perseguire un risultato politico contingente.
È chiaro che la Storia usata a questo fine potrebbe diventare un repertorio inesauribile, e anche irrazionale, di risorse, da tirar fuori – come i conigli bianchi dal cappello dei maghi – ogni qual volta serve.

[dal minuto 22′ 15” del podcast 09 – Giulio Cesare: un ritratto controverso]