«

»

Federico Barbarossa: un personaggio a uso e consumo

[STORIUSANDO] Ricordate la telefonata di Silvio Berlusconi ad Agostino Saccà? [Berlusconi: «Senti, io… poi avevo bisogno di vederti…» Saccà: «Si…». Berlusconi: «…perchè c’è Bossi che mi sta facendo una testa tanta…» Saccà: «Si… sì…» Berlusconi: «…con questo cavolo di… di… fiction… di Barbarossa…»].
I ritmi convulsi e irrazionali della politica italiana forse l’hanno già fatta refluire in un angolino della nostra memoria. Mi permetto di ripescarla e di parlarne non certo per una questione elettorale – che è lontana dagli interessi di Historycast – ma per un solo aspetto che certamente a molti è sfuggito e che anche al primo sguardo può sembrare assolutamente trascurabile: l’accenno al quel «cavolo di fiction sul Barbarossa che Bossi vorrebbe tanto», al punto di fare a Berlusconi “una testa tanto».
Ricordiamo bene: Umberto Bossi avrebbe tempestato Silvio Berlusconi di richieste finalizzate a far produrre alla RAI una fiction dedicata a Federico Barbarossa, l’imperatore tedesco che nella seconda metà del XII secolo combatté alcune città del nord italia, la famosa Lega Lombarda, uscendone sconfitto. Possiamo facilmente immaginare che tipo di fiction il segretario della Lega Nord avrebbe voluto: un polpettone in cui doveva essere esaltato lo spirito padano, unito e solidale, contro l’imposizione statalista rappresentata dall’imperatore tedesco. La Lega Lombarda vista come l’espressione dell’indomabilità di un popolo che avrebbe – secondo quello che si legge nelle pubblicazioni e nei siti della Lega Nord – un’origine etnica omogenea (celtica) e una capacità di iniziativa politica comune risalente addirittura al Medioevo.
Si tratta di una serie di convinzioni negate ormai da tempo in tutte le pubblicazioni dei medievisti italiani ed europei, sia quelle per addetti ai lavori, sia quelle più divulgative. Ma che è chiaro che questi scritti hanno una forza comunicativa pressoché nulla rispetto a una possibile fiction trasmessa in prima serata sulla RAI.
Risulta così evidente che uno dei corollari pesanti dell’asservimento dei canali comunicativi a un’unica persona, o sistema di potere, è la strumentalizzazione della nostra Storia ai fini di propaganda e, quindi, la manipolazione delle nostre radici e dell’identità che ci contraddistingue come individui, comunità, nazione o umanità.
Per essere chiara, ed evitare anche fraintendimenti tra chi mi ascolta, dico che sarebbe egualmente condannabile un’ipotetica richiesta di Fausto Bertinotti riguardo a una serie televisiva dedicata – che so – alla vita e alle opere di Lenin, oppure una pressione di Pier Ferdinando Casini per una serie di telefilm dedicati ai santi canonizzati in quest’ultimo secolo, o ancora un’imposizione di Gianfranco Fini per una soap opera sulla famiglia Mussolini.
È anche ovvio che, senza arrivare a pressioni così palesi, la strumentalizzazione della Storia si fa ugualmente: basta valutare in un determinato arco di tempo a quali storie – a quale Storia – sono dedicate le produzioni della RAI.
Tuttavia, preso atto che le pressioni politiche ci sono comunque, se il servizio pubblico televisivo fosse realmente pubblico, nel programmare sceneggiati storici si punterebbe alla qualità e ci si affiderebbe quindi alla consulenza di specialisti della materia che sarebbero capaci di schivare le trappole più ovvie e di fornire un’interpretazione, se non obiettiva, almeno aggiornata. Nulla di questo traspare nella telefonata a Saccà, perché lo scopo di asservire il mezzo a un partito e la cultura a un’idea è l’unica cosa che importi.
Chiudo dicendo che mi piacerebbe molto vedere un film su Federico Barbarossa, a patto che tra gli sceneggiatori siano coinvolti – quali consulenti – alcuni professori esperti della sua figura e del periodo storico che lo ha visto tra i protagonisti. Un desiderio che – temo – resterà tale.

[dal minuto 17′ 53” del podcast 16- le Repubbliche Marinare: 4 città alla conquista del Mediterraneo]