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26 – sorelle d’Italia: la dimensione femminile del risorgimento

Historycast questa volta si occupa del Risorgimento italiano, o meglio di un suo aspetto poco sviscerato dai libri di Storia. L’omaggio scritto da una donna a un’altra donna, entrambe impegnate nell’avventura risorgimentale, ci consente infatti di guardare alla dimensione femminile del movimento che portò all’unità d’Italia e di scoprire come questa dimensione sia stata tutt’altro che minoritaria, inferiore o secondaria. Il modo in cui la figura della donna nel Risorgimento è stata letta e condivisa è al contrario centrale per riuscire a comprendere alcuni dei meccanismi che ci hanno reso nazione.

«A voi, che in cor soffrite / pe’ vostri cari in ceppi, esuli o spenti, / e suore, e spose e madri, or volgo gli occhi. / A voi, cui già rapite / fur le gioie più pure e desiate onde il viver mortal s’orna e si abbella! / Misere ! A quante ancor convien che tocchi, / più non udir quaggiù gli amati accenti ! / Ma stuol di forti ad allevar sol nate, / seguiam l’orme di questa a noi sorella, / che con secura fronte, / col ciglio asciutto e in sua virtù raccolta / de’ figli udia la morte o i crudi stenti; / e a tutte noi rivolta dicea : / se della patria offersi anch’io / un sangue a me si caro a lavar l’onte, / felice, itale madri, è il destin mio!».
Questi versi, che oggi avvertiamo pesantemente retorici ed estranei alla nostra sensibilità, furono scritti 159 anni fa da una patriota napoletana, Laura Beatrice Oliva in onore di un’altra patriota, Carolina Sossisergio. Partendo proprio dai loro forti accenti, Historycast proverà a ragionare un poco sul Risorgimento italiano, o meglio su alcuni suoi aspetti, dei tanti che possono essere messi in luce. In questo caso l’omaggio scritto da una donna a un’altra donna, entrambe impegnate nell’avventura risorgimentale, ci consente di guardare proprio alla dimensione femminile del movimento che portò all’unità d’Italia e di scoprire come questa dimensione sia stata tutt’altro che minoritaria, inferiore o secondaria. Il modo in cui la figura della donna nel Risorgimento è stata letta e condivisa è al contrario centrale per riuscire a comprendere alcuni dei meccanismi che ci hanno reso nazione.
Per provare a capirlo andiamo direttamente alle due nostre eroine. Entrambe meridionali, entrambe di buona famiglia e colte, Laura Beatrice Oliva e Carolina Sossisergio rappresentano a loro modo quasi delle figure tipiche del Risorgimento al femminile.
La prima, poetessa attiva nel regno borbonico, scrisse versi che richiamarono su di lei l’attenzione del governo e che contemporaneamente agirono come potente cassa di risonanza degli ideali risorgimentali. Perché erano recitati pubblicamente, distribuiti a stampa e addirittura “interpretati”, come quando la Oliva, nel 1848, lesse una lirica in morte di un’altra patriota indossando un abito nero, ornato di proibiti nastri tricolori, dinanzi ad un’affollata assemblea dove sedeva anche un ministro borbonico.
Se Laura Beatrice fu in un certo senso il medium, la Carolina Sossisergio fu l’archetipo di quello che una donna risorgimentale doveva essere. Moglie di un patriota, a lui sopravvissuta, di costumi morigerati, esortò i figli a seguire la strada paterna. Il primo, Alessandro Poerio, morì nel 1848 a seguito delle ferite riportate in difesa della Venezia di Manin. Il secondo, Carlo, fu più volte imprigionato dai Borboni, fino a che nel ‘49 gli furono comminati 24 anni di carcere duro, trasformati poi in deportazione. La terza, Carlotta, dovette partire in esilio col marito.
Quello che colpisce di questa tragica sequenza di sofferenze umane, non è tuttavia la sorte toccata ai figli, ma l’atteggiamento della madre che effettivamente «de’ figli udìa la morte o i crudi stenti con secura fronte, col ciglio asciutto e in sua virtù raccolta».
Al generale Guglielmo Pepe che magnificava le virtù eroiche del defunto Alessandro, Carolina rimproverò l’eccesso di lode, perché suo figlio – cito – non fece nulla di grande se non sacrificarsi per la causa che aveva sposata. Riguardo all’ergastolo di Carlo, Carolina rispettò con stoica coerenza le preghiere del figlio di non sollecitare la sua liberazione presso le autorità borboniche perché, come egli le scriveva, «io sono nello stato di oppressione e voglio subirne tutte le conseguenze» […]

[continua in audio]

Bibliografia

 

  • Alberto Maria Banti, La nazione del Risorgimento, Einaudi, 2006 (I ediz. 2000)
  • Alberto Maria Banti, Sublime madre nostra, Laterza, 2011
  • A. M. Banti e Paul Ginsborg (a cura), Storia d’Italia- Il Risorgimento, Einaudi, 2007
  • Novella Bellucci, Il salotto parigino di C. Belgiojoso,( dispensa online )
  • Ilaria Porciani, Famiglia e nazione nel lungo ‘800, in “Passato e presente”, 2002, p. 57
  • Lucy Riall, Il Risorgimento. Storia e interpretaz., Donzelli, 2007 (I ediz. 1997)
  • F. Carramo, Vita di Guglielmo Pepe, Tip. naz. di G. Biancardi, Torino 1857
  • Laura Beatrice Mancini Oliva, Patria ed amore, Botta, Torino 1861
  • Cristina Trivulzio di Belgioioso, Della presente condizione delle donne, Feltrinelli, 1977
  • Jessie White Mario, La miseria in Napoli, Le Monnier, 187

 

Musiche impiegate

  • Canto popolare, Bandiera tricolore
  • Loophole, Hope and Down
  • Guglielmo Rossini, Ouverture del Guglielmo Tell
  • Enrico Caruso, Inno di Garibaldi
  • Coro Michele Novaro, La bella Gigogin
  • Goffredo Mameli, Inno d’Italia
  • Morning Spy, Daughters of History
  • Ryan W. Farish, Night Wind