«

»

22 – slaves: analisi critica della schiavitù

Piantagioni sterminate, schiavisti crudeli, violenza negli stati del sud, assenza di diritti, fuga, guerra, discriminazione, apartheid e infine libertà al Nord. La schiavitù è stata, senza dubbio, un’immane tragedia che appare tuttavia riscattata dagli eventi storici. In particolare dalla scelta strategica e militare di una parte della popolazione americana, quella del Nord, che si riconobbe in un sistema di produzione e di pensiero opposto all’altra parte, quella del Sud, più legata a valoritradizionali e legati principalmente allo sfruttamento della terra. Ma siamo davvero sicuri che sia questo sia l’unico modo di raccontare il triste fenomeno della schiavitù negli States?

«In campagna, a poca distanza da noi c’era un piantatore che qui chiamerò il signor Litch. Era un uomo rozzo e ignorante, ma molto ricco. Possedeva seicento schiavi, molti dei quali non li sapeva neppure riconoscere. La sua grande piantagione era amministrata da sorveglianti ben pagati. C’era una prigione e una postazione per frustrare gli schiavi e tutte le atrocità che vi erano commesse passavano sotto silenzio. Era talmente protetto dalla ricchezza da non essere accusato di alcun crimine, neanche di omicidio».
Il brano che avete appena sentito è tratto dalla autobiografia di Harriet Ann Jacobs, una schiava mulatta nata all’inizio dell’Ottocento nel North Carolina. Fuggita dalla schiavitù quasi trentenne, dopo aver subito per lungo tempo abusi sessuali da parte dei suo padrone James Norcom, Harriet pubblicò la storia della sua vita nel 1861, poche settimane prima che scoppiasse la guerra civile tra il sud latifondista e schiavista e il nord industriale e operaio. Le sue memorie furono distribuite ai soldati nordisti perché meglio comprendessero per quale motivo avevano imbracciato il fucile e Harriet impiegò il resto della sua vita a lottare per i diritti dei suoi figli e per la condizione degli afro-americani.
Raccontata così, in poche righe, questa vicenda sembra veramente una sintesi perfetta della Storia della schiavitù in America. Piantagioni sterminate, schiavisti crudeli, violenza negli stati del sud, fuga, guerra e infine libertà al Nord. Un’immane tragedia che appare tuttavia riscattata sia dal coraggio personale della vittima, Harriet, sia dalla più complessa scelta strategica e militare di una parte della popolazione americana, che si riconobbe in un sistema di produzione e di pensiero opposto all’altra parte.
Ma si può raccontare veramente così questa storia? Come è abitudine di Historycast la risposta è: si e no.
Anche se la vita di Harriet è stata considerata per anni non attendibile dagli storici, oggi – al contrario – la si valuta come una fonte estremamente preziosa e valida, specialmente se unita al ricco epistolario dell’autrice. Ma è anche vero che la lettura che fa Harriet dello schiavismo non è l’unica possibile e, no, non possiamo certo raccontarla come una lotta tra Cattivi e Buoni.
Il fenomeno della tratta degli schiavi dall’Africa al Nuovo Mondo, dalle origini fino all’abolizione della schiavitù, è infatti tutt’altro che semplice da raccontare. Nero e bianco non si distinguono così nettamente come si poteva fare con schiavi e padroni dal solo colore della pelle. Partiamo allora dal nero, ossia dall’Africa.
La prima domanda a cui non è possibile dare una risposta definitiva è infatti «perché l’Africa?» Le risposte fornite in passato sul fatto che i neri mostrassero un minor tasso di mortalità rispetto alle popolazioni del Nuovo Mondo o una maggiore resistenza fisica degli Europei alle malattie tropicali, sono veritiere, ma non sembrano sufficienti a spiegare in maniera univoca la scelta.
L’altra ragione indicata è ovviamente quella economica. Dopo la scoperta e la conquista delle Americhe, gli spagnoli si trovarono di fronte al problema della manodopera necessaria alla colonizzazione, che risolsero imponendo il lavoro coatto agli indigeni. Il trattamento si tradusse in uno sterminio di dimensioni apocalittiche, il che diede il via alla tratta.
I primi fornitori di schiavi neri alle colonie spagnole furono i Portoghesi, poi soppiantati da Olandesi, Francesi e Inglesi. Tra Sei e Settecento, quando il fenomeno esplose su grande scala, costoro facevano affari d’oro comperando nelle Indie Occidentali la canna da zucchero o la melassa che, trasportate nei porti nordisti, venivano […]

[continua in audio]

Bibliografia

  • Frank D. Lewis, Kenneth Lee , Slavery in the development of the Americas, ed. Sokoloff Cambridge University Press, 2004
  • Edward L. Ayers, The Valley of the Shadows, Two Communities in the American Civil War, sito internet 1993-2007

Musiche impiegate

  • The Southern Four, Swing Low, Sweet Chariot
  • Berta Chippie Hill , Pratt City Blues
  • Marmotte & Cie, In My Mind
  • Bessie Smith , Poor Man’s Blues
  • Blind Blake Blake, Iamoore Police Dog Blues
  • Tampa Red, It Hurst Me Too
  • Morning Spy, Daughters of History