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20 – cittadino e romano: leggi, calunnie e potere al tempo di Caracalla

Nel 212, con la sua famosa Constitutio Antoniana, l’imperatore Marco Aurelio Antonino, detto Caracalla, decide di estendere la cittadinanza romana a tutti i sudditi. Un atto assolutamente rivoluzionario che, se da una parte trova fermi e contrari alcuni dei ceti più importanti della società romana del tempo, dall’altra si rivela necessaria per aumentare la stabilità dell’Impero. Un’integrazione piena, sancita dalla legge, stabilita da un imperatore, da molti considerato un uomo brutale, cinico e assassino, ma che ha avuto il grande merito di comprendere che il consenso passa necessariamente attraverso l’uguaglianza di tutti.

«È interessante sapere come si dice che egli prendesse in moglie la sua matrigna Iulia. Un giorno, quando lei, bellissima, si presentò denudata in gran parte come per negligenza, Antonino disse “Vorrei, se si potesse”. Gli fu risposto “Se piace, si può. Non sai che in quanto Imperatore devi stabilire le leggi e non subirle?” Udito ciò la smania scomposta trovò la spinta per divenire crimine e lui celebrò nozze che, se avesse veramente saputo decidere le leggi, sarebbe stato suo unico dovere proibire. Rese infatti moglie sua madre – non in altro modo era chiamata – e aggiunse così l’incesto al fratricidio, dato che si unì a una donna di cui aveva da poco ucciso il figlio».
Questa notiziola da giornale scandalistico di bassa categoria ci viene da una fonte letteraria di straordinaria importanza, anche se estremamente controversa, l’Historia Augusta, e si riferisce all’Imperatore romano Marco Aurelio Antonino, detto Caracalla. A questo personaggio, indicato dai contemporanei come pazzo, avido, crudele, fratricida e incestuoso, si deve una delle leggi più importanti della Storia di Roma che allarga, nel 212 d.C., la cittadinanza romana a tutti i sudditi dell’Impero.
Sia per il tema estremamente attuale, ossia quello della cittadinanza regolata dallo stato, sia per la curiosa contraddizione che emerge quando pensiamo a una legge lodevole emanata da un tiranno pazzo, Historycast si addentra nella sua ventesima puntata nei cupi corridoi di corte della Roma Imperiale.
Iniziamo, come nostro solito, a smontare la fonte che abbiamo appena letto. Di vero c’è probabilmente molto poco, quasi nulla, eccetto forse il ricordo del fratricidio. Iulia Domna, moglie dell’Imperatore Settimio Severo, era la vera madre di Caracalla e non la matrigna. Ebbe da Settimio due figli: il maggiore era – appunto – Marco Aurelio Antonino, in seguito chiamato Caracalla, mentre il minore era Geta, entrambi associati al potere imperiale dal padre quando erano ancora molto giovani. Data la parentela non furono ovviamente mai celebrate nozze tra Iulia Domna e il figlio maggiore: sarebbe stato impensabile.
Cresciuto a pane, intrighi e guerre, Caracalla imparò probabilmente ben presto le regole del potere cosicché, appena morto il padre, attirò il fratello a Palazzo e qui lo uccise – pare – tra le braccia della madre, inventandosi su due piedi una presunta congiura ordita dal fratello ai suoi danni.
Dato che poi, dietro a un Imperatore – quale era Geta – vi erano legioni, città, governatori provinciali, senatori e consiglieri, l’assassinio del fratello fu seguìto da una vera e propria epurazione dei possibili nemici o dei personaggi ostili. Come già Caracalla era abituato a fare, d’altronde, dato che nel 205 aveva eliminato il potente prefetto del pretorio Plauziano che, per inciso, era anche suo suocero. Nell’occasione si era disfatto anche della moglie, Flavia Plautilla, e del fratello di lei, prima esiliati a Lipari e in seguito uccisi.
La vedovanza (vogliamo dire forzata?); il fatto che la madre gli sia rimasta tenacemente accanto nonostante l’assassinio del figlio minore; il rifiuto di contrarre seconde nozze e di mettere quindi al mondo un erede legittimo: queste furono le premesse alle voci maliziose sui rapporti fra madre e figlio. Voci che probabilmente già circolavano in alcuni corridoi mentre i due erano ancora in vita.
Ma all’origine del falso racconto di seduzione che abbiamo ascoltato all’inizio c’è probabilmente ben altro. Prima di tutto l’opposizione a Caracalla di buona parte della classe senatoriale, avversa alle sue leggi e dotata di un buon canale di comunicazione. Si chiamava Cassio Dione e potremmo definirlo […]

[continua in audio]

Bibliografia

  • Cesare Letta, La famiglia di Settimio Severo, Carocci, 1987
  • Cesare Letta, Caracalla e Iulia Domna: tradizioni storiografiche come echi di propaganda politica, in Rivista dell’Istituto di Studi Abruzzesi XXIII-XXVIII (1985-1990)

Musiche impiegate

  • More Human than Human, Terra Incognita
  • Black Stone, If Bossa Nova (instrumental)
  • Ropatt, Drama Free
  • Morning Spy, Daughters of History
  • Ian Rushton, A Tune for Taylor